December 5, 2021

Così la pandemia ha trasformato la fiera in una piattaforma

Cosa è la fiera? Ce lo siamo domandati spesso, in tutti quegli anni in cui abbiamo progettato e realizzato allestimenti, abbiamo prodotto show per esterni ed interni, organizzato e messo in esercizio ogni forma di comunicazione dal vivo che potesse raggiungere, nei pochi giorni dell’allestimento, il punto di rappresentazione più fedele di marchi e prodotti. Il nostro ruolo è sempre stato quello di esprimere il messaggio dei nostri clienti nel contesto delle dinamiche che nella fiera si realizzavano fra i partecipanti e gli espositori. Noi, creatori di eventi, abbiamo sempre parlato di una esperienza tangibile, comunicativa e memorabile. Questa è stata per noi la definizione di fiera.

Nell’esercitare il nostro ruolo siamo stati interpreti intermittenti di cultura d’impresa. Creatori temporanei di messaggi in un sistema di comunicazione fatto di edizioni annuali, biennali, triennali, su giornate e settimane, nei quali luoghi, persone, situazioni si aggregavano, per un breve lasso di tempo, attorno ad uno stesso tema. Il nostro obiettivo in quanto consulenti di comunicazione era proprio quello di lasciare un segno che potesse superare le limitazioni imposte dalla brevità del tempo concesso all’esperienza.

Tutto quello che abbiamo realizzato nel nostro lavoro di Live Communication non ci ha mai distolto dal tema della Live Experience, a cui siamo rimasti sempre fedeli anche quando l’innovazione digitale ha aperto nuovi canali di interazione virtuale con il pubblico. In quel caso una volta ancora abbiamo cercato di esaltare l’esperienza dal vivo, e ci siamo riusciti con un uso di Internet finalizzato al pre-evento e con un presidio nei social media interpretati come canali di consenso sull’evento nel corso del suo svolgimento.

Il nostro punto di vista, che poneva lo spazio fisico al centro del progetto, ha dato continuità alla storia della comunicazione che si affacciava alla rivoluzione digitale, dotandoci di un ruolo fondamentale nel conciliare business ed emozioni nel peculiare contesto della fiera. Abbiamo progettato con sistemi CAD avanzati padiglioni diventati icone del design, con l’impiego della tecnologia abbiamo trasformato lo spazio fisico in spazio multimediale, ci siamo spinti sino alla sperimentazione di percorsi sensoriali con l’uso di dispositivi intelligenti, abbiamo inventato nuovi modi di intrattenere e coinvolgere con la gamification le grandi masse di consumatori affluenti alle grandi fiere, cosi come abbiamo realizzato eventi collaterali pieni zeppi di realtà aumentata e assistenti robotici per espositori, clienti VIP ed influencer.

Soddisfatti dei risultati ottenuti nell’operare con la tecnologia nella sfera delle emozioni abbiamo generalmente circoscritto l’attività di vendita all’ambito delle aree cosiddette “riservate alle riunioni di business”, aree destinate alla compilazione dalle distinte d’ordine e gestite dalle piattaforme di CRM in marketing automation. Ma il nostro focus è stato sempre su “il campione” e “il catalogo”. Li abbiamo venerati come simboli della marca, esaltati dall’allestimento. Li abbiamo persino spesso musealizzati, mettendo a contrasto il rigore sacrale dell’immagine prodotto con la spettacolarizzazione della figura-sfondo, e in rispetto a questa religione abbiamo tenuto la conversazione commerciale in salotti insonorizzati.

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