September 18, 2021

Dubbio o insicurezza? L’abilità di prendere decisioni alla prova della pandemia

La deliberazione viene definita in psicologia come quel momento in cui la mente umana esplora le proprie volontà attraverso la ricerca, la valutazione ed il confronto prima di determinarsi e decidere. Gran parte del lavoro di un manager è quello di prendere decisioni. Quali priorità assegnare al team? Di quali persone e competenze abbiamo bisogno per quel dato progetto? Quando dobbiamo essere sul mercato con quel prodotto o quel servizio? Anche se, come responsabili di progetti e soprattutto di persone, riconosciamo nella presa di decisione una nostra area di comfort, è innegabile che ciò comporti elevati livelli di stress, soprattutto in tempi difficili e complessi come il nostro.

È fuori di dubbio che l’emergenza e il suo post, ancora per molti aspetti indefinito, ci abbia portato a mettere in discussione il nostro modo di prendere le decisioni. Per la maggior parte di noi questo ha comportato un incremento nei tempi di ricerca ed analisi di nuovi dati e una conseguente trasformazione nella valutazione delle scelte, determinando così un cambiamento, anche radicale, nel processo decisorio.

Il pilota-automatico, come lo hanno definito David T. Neal, Wendy Wood, Jeffrey M. Quinn in “Habits: A Repeat Performance” (Current Directions in Psychological Science, 2006), lo abbiamo necessariamente dovuto disinnescare, almeno parzialmente, soprattutto alla luce dei primi passi falsi che, anche a livello macro, sono stati ampiamente visibili ad ogni livello organizzativo. Tuttavia, nel momento in cui sperimentiamo delle nuove modalità di comportamento (che vanno a sviluppare le nostre competenze, e la presa di decisione è una di queste), può succedere di agire nel modo completamente contrario, un po’ come accade ad un pendolo che, trattenuto ad un suo estremo, si dirige a tutta velocità verso l’estremo opposto.

Potremmo, così, spendere delle ore avviluppati in ragionamenti improduttivi alla ricerca della “scelta giusta”, preoccupandoci di definire ogni possibile scenario, anche se ampiamente improbabile. In altre parole, l’estrema analisi, l’attenzione e la premura, da punto di forza e nuova risorsa, possono portarci all’overthinking, al pensare troppo. Questa attitudine si verifica con maggiore frequenza tra le persone definite “sensibili”, cioè più inclini a cogliere, in qualità e quantità, gli stimoli esterni ed interni e a processarli in modo più profondo di altre persone.

Tuttavia, la situazione pandemica ha portato ad un innegabile innalzamento dei livelli di sensibilità in tutti noi, non solo per il lungo periodo intercorso da quando è iniziata, ma anche perché ci ha messi a contatto con le questioni ultime della vita, ovvero con i temi che sollevano dubbi importanti ai quali non sempre è facile dare una risposta. Può succedere, quindi, che il sano dubbio della deliberazione si trasformi, in questa situazione, in insicurezza invalidante, a volte in vera e propria immobilità oppure in una inefficiente procrastinazione che potrebbe essere percepita dagli altri come uno scaricabarile.

Source link