September 18, 2021

Attenzione alla diffusione di responsabilità: può far male al team!

“Il gruppo che gestisco ha qualche problema. Sono tutte persone capaci e competenti, abituate a lavorare insieme. Io le coinvolgo su informazioni, obiettivi e attività da fare ma, come sempre, c’è qualcuno che fa di più e qualcuno che fa di meno. È un tema di senso di responsabilità: c’è chi ce l’ha e chi invece preferisce non prendersela. Il problema è che a lungo i più motivati si infastidiscono e riducono il loro livello di partecipazione”. Quante volte avete sentito dei capi parlare in questo modo del proprio team? E molte volte il loro desiderio – tenuto nascosto o espresso chiaramente – è di poter cambiare le persone che compongono il team, eliminando quelle che non partecipano come desiderato.

Poiché questa soluzione non è spesso (per fortuna) praticabile, che fare in questi casi? Come fare affinché i comportamenti di tutti i membri del gruppo siano orientati verso gli obiettivi con il medesimo senso di responsabilità? Meglio lavorare sulla motivazione o sulle dinamiche, sui compiti assegnati o sulle competenze? Il capo deve intervenire sul gruppo o sul singolo? Difficile orientarsi su cosa fare esattamente, perché non c’è una ricetta predefinita; dipende anche dal lavoro che il gruppo svolge e dal gruppo stesso: da come è composto, da quanto tempo le persone operano insieme, dal tipo di competenze che hanno…

Il tema dell’allineamento sul senso di responsabilità nei gruppi in azienda è davvero complesso e nel tentativo di aiutare i capi, la letteratura manageriale ha sviluppato una grande varietà di suggerimenti e di differenti modalità di intervento. Con l’idea che di fronte a situazioni complesse è meglio avere più alternative, mi piace introdurre un punto di vista ulteriore nella lettura dei comportamenti di gruppo rispetto alla responsabilità condivisa. È uno spunto che arriva dalla psicologia che può venire in aiuto ai capi nella scelta delle azioni da fare.

Si tratta del fenomeno sociopsicologico della diffusione di responsabilità, studiato da Latané e Darley negli anni 60. L’input del loro studio fu l’assassinio di una ragazza a New York. In quella situazione ben 38 vicini di casa testimoniarono di aver sentito le grida e le richieste di aiuto, ma nessuno fece nulla per aiutarla durante l’aggressione. Quello che Latané e Darley conclusero è che quando in una situazione di emergenza ci sono molte persone che potrebbero agire, ognuno tende a delegare a qualcun altro l’iniziativa, soprattutto quando il gruppo è numeroso e non c’è nessuno che ha un ruolo riconosciuto come legittimato ad intervenire.

Lo studio è nato partendo da una situazione di emergenza, ma gli approfondimenti successivi portarono a evidenziare come una persona ha, in generale, minori probabilità di assumersi responsabilità per un’azione quando altri sono presenti. Questo perché tende a pensare che altri abbiano più competenza e ruolo per agire al suo posto (ad esempio la polizia o un medico,…), oppure a presumere che altre persone simili a lui/lei abbiano comunque già preso tale responsabilità.

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