September 18, 2021

Sdrammatizzare o drammatizzare? Quando “essere attori” aiuta le relazioni

Marta partecipa da mesi ad un gruppo di lavoro trasversale su un progetto aziendale; nonostante l’impegno, il lavoro procede a rilento e per quanto Eleonora, il suo capo, continui a perorarne l’importanza, il carico di lavoro continua ad aumentare mentre parallelamente l’interesse aziendale sembra affievolirsi. Dopo l’ennesima riunione apparentemente sterile, Marta chiama Eleonora e le lascia un messaggio in segreteria: non intende proseguire nel progetto, che pure aveva sposato a suo tempo, per il sovraccarico che le sta procurando e per i ritardi che sta accumulando nelle sue occupazioni principali.

Il giorno successivo, Eleonora la chiama per provare a dissuaderla: è vero che non è prioritario, ma sarebbe importante mantenere una persona valida come Marta nel gruppo di progetto. Proviamo ad immaginare un dialogo: “Ciao Marta, come va?” “Ciao Eleonora. Insomma, lo sai, potrebbe andare meglio.” “Cosa è successo? Ho sentito il tuo messaggio ieri, per quello?” “Certo, mi riferisco a quello: molta fatica ma nessun risultato, è il momento di passare oltre.” “Ma dai, come sei tragica, non è il caso di essere precipitosi. Sarà un momento difficile, ma vediamola con un po’ di positività!”

Sforzandoci di rimanere neutrali (non abbiamo sufficienti informazioni e ciascuno di noi può identificarsi più in Marta o Eleonora in base alle proprie esperienze personali) e concentriamoci sull’ultima frase: a che condizioni funziona? In assoluto non possiamo rispondere, ma possiamo ragionare sul fatto che è una frase (questa, come tutte quelle assimilabili) che può venire spontaneo usare, probabilmente con l’intenzione di “sdrammatizzare”.

Come spesso accade alle intenzioni, può essere nobile; Treccani ci dice che sdrammatizzare è “riportare a un aspetto o a un carattere non drammatico; attenuare il grado di drammaticità di un fatto, di una situazione, di una notizia”: anche se Eleonora pensasse che Marta ha delle buone ragioni per sentirsi affaticata, ci sta che non trovi funzionale assecondarla. Al tempo stesso, immaginando che a molti di noi sia almeno talvolta capitato di usarne, e che tutti ce ne siamo sentiti dire di simili, sappiamo che rischia di generare la sensazione di non essere presi seriamente, o che le difficoltà non vengano tenute nella dovuta considerazione.

Se facciamo un passo avanti dal punto di vista comunicativo, ragioniamo senza scomodare direttamente, per questa volta, ascolto attivo ed empatia. E immaginiamo semplicemente di fare il contrario: invece di sdrammatizzare, drammatizziamo. Per farlo però, non utilizziamo il contrario diretto (sempre da Treccani: drammatizzare come “esagerare la gravità di un fatto”) ma nella sua accezione teatrale: dare forma drammatica, rappresentare un fatto o sviluppare una narrazione nei modi tipici dell’azione teatrale.

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