September 18, 2021

Decisioni migliori con più consapevolezza sui meccanismi della nostra mente

Quello che però è importante ricordare è che spesso le procedure euristiche sono attivate in modo inconsapevole e su una lettura incompleta del contesto.Un possibile processo euristico è quello della “sostituzione delle domande”. Avviene quando siamo di fronte ad una domanda difficile, che avrebbe bisogno di dati e informazioni minuziose per dar luogo ad una risposta corretta e noi rispondiamo utilizzando criteri e logiche che appartengono a una domanda più semplice, con la quale abbiamo sostituito – senza accorgercene – la prima.

Un esempio ripreso da esperimenti di Kahneman usa come partenza la domanda: “Quanti soldi daresti per salvare una specie in pericolo?” Se diamo una risposta immediata di sicuro non passiamo da una valutazione di tutte le informazioni disponibili, da un calcolo di costi e benefici individuali e sociali, da una valorizzazione del danno ecologico sul futuro del mondo o altro. Probabilmente rispondiamo avviando una scorciatoia, un pensiero euristico, che traduce o sostituisce nella nostra mente la domanda iniziale con: “Quanta emozione provo quando vedo un orsetto in difficoltà sul ghiaccio che si scioglie?”.

Come per i Bias (stimati in più di 200), ci sono tantissimi tipi di euristiche, come quella dell’affetto, che porta a valutare le situazioni in funzione della simpatia o antipatia che generano (pensate all’impatto nei processi di selezione); o della disponibilità, che porta a stimare la probabilità di un evento sulla base dell’impatto emotivo di un ricordo, piuttosto che sulla probabilità oggettiva (se si fa viva nelle decisioni sui budget per lo sviluppo di nuovi clienti, qualche piccolo problema lo può creare). E l’elenco è davvero lungo.

Prima però di andare nel dettaglio, è importate capire perché la nostra mente permette a Bias e Euristiche di avere così tanto potere durante il processo decisionale.Semplificando al massimo (tipico comportamento guidato da Bias), le ragioni sono imputabili all’istintiva e incontrollata ricerca di minor sforzo che la mente attiva quando è di fronte a situazioni complesse o non note. La nostra mente – supersollecitata da milioni di stimoli – si salvaguarda attivando dei percorsi facili e veloci per trovare la strada più semplice per orientarsi.

Poi per fortuna, è anche capace di attivare la parte analitica e strutturata, che mette in dubbio, raccoglie dati, fa calcoli precisi, analizza e razionalizza. Ma l’istintiva selezione di un percorso rapido e semplice sembra avere spesso la meglio, almeno inizialmente.(“Pensieri lenti e veloci” è il libro di Kahnemann che illustra con scientificità questa semplificazione).

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