September 18, 2021

Performance review 2020: caro manager, cosa dirai ai tuoi collaboratori?

Ma cosa ha significato “darsi da fare” nel 2020? Per misurare il “darsi da fare”, il vecchio saggio ha bisogno anche di nonna Abelarda la quale, a sua volta, me lo spiegherebbe così: per capire chi si è dato da fare nell’anno appena trascorso pensa a quei collaboratori che, prima di partire in quarta con le loro attività in smart working, si sono fermati un attimo, hanno alzato la testa e hanno cercato di capire esigenze e contributi dei colleghi e li hanno poi tradotti in modalità di lavoro applicabili da tutto il team.

Pensa a quei collaboratori che sono stati capaci di adattare le loro abituali modalità lavorative e comunicative a un contesto in cui collaborare e condividere informazioni è stato fondamentale, ma per niente scontato e che sono riusciti, dopo vari tentativi, a trovare il modo migliore possibile per passare e farsi passare le informazioni necessarie per lavorare bene insieme.

Pensa a quelli che, da soli, si sono informati, hanno studiato e poi hanno diffuso nuovi modi e strumenti di collaborazione perché ne sentivano l’esigenza e si sono fatti carico di questo compito anche per il resto del team. A quelli che, in questo contesto paradossale governato dall’incertezza, sono stati capaci di trovare, di volta in volta, un punto di leva su cui far forza, per stabilire un momentaneo equilibrio e dare così un contributo utile, a testimonianza del loro voler essere “presenti anche a distanza.

Pensa a quei collaboratori che hanno messo a disposizione le loro capacità e le loro risorse potenziali non solo per svolgere il loro lavoro “normale”, ma anche per inventare nuovi modi di lavorare efficacemente insieme e che hanno continuato a cercare la direzione, anche quando sembrava che niente avesse più un senso. E lo hanno fatto anche in quei giorni in cui non erano al massimo, in quei giorni in cui la preoccupazione ha bussato alla loro porta e l’hanno fatta entrare.

Perché, diciamocelo francamente, nel 2020 la preoccupazione è stata ospite un po’ di tutti, ma qualcuno è stato più capace di non affidarle definitivamente le chiavi di casa. E a proposito di casa, pensa anche che non sempre “mi casa es tu casa” e che se tu sei stata così fortunata da riuscire a ritagliarti uno spazio/tempo simile a quello di un ufficio, non è stato così per tutti.

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