September 18, 2021

Trovare lavoro è anche una questione di stato mentale

Il web è pieno di suggerimenti per cercare un nuovo lavoro. Tuttavia nessun metodo può funzionare se ci troviamo nello stato mentale sbagliato. Cosa significa stato mentale sbagliato? Lo spiego con un esempio: cerchi un lavoro, questo significa che non hai un lavoro o che hai un lavoro che non ti soddisfa. In entrambi i casi questa consapevolezza, salvo eccezioni, ti fa vivere un senso di privazione (“non ho qualcosa che dovrei avere”) e un senso di difetto (“non sono riuscito a conquistare qualcosa che avrei dovuto conquistare”).

Questi due sentimenti, privazione e difetto non si escludono, ma alimentandosi a vicenda si concretizzano in tre atteggiamenti:. 1) scarsa autostima (“è colpa mia, ho sbagliato, non sono stato capace di” …,); 2) risentimento sociale (“il capo, l’azienda, i clienti, il mercato, il governo”…); 3) pessimismo (“capitano tutte a me, non me ne va bene una, sono sfortunato”). Scarsa autostima, risentimento sociale e pessimismo sono dunque il naturale sbocco mentale ed emotivo della nostra condizione di “cercatori di lavoro”.

Sta qui il corto circuito. Perché per trovare il nostro nuovo lavoro dovremmo vedere il mondo e comportarci in modo diametralmente opposto: 1) autostima; 2) apertura agli altri; 3) ottimismo e positività. Questi ingredienti sono fondamentali perché cercare un lavoro consiste sostanzialmente in due attività: bussare alle porte di qualcuno sapendo che probabilmente ci dirà di no, e presentarsi e raccontarsi in modo piacevole agli altri.Se guardiamo in controluce queste due attività comprendiamo perfettamente che senza autostima, senza apertura nei confronti degli altri, senza ottimismo non abbiamo le armi per combattere questa battaglia.

Se non siamo ottimisti, sicuri e aperti agli altri come reagiremo alle porte in faccia?Rinunceremo subito a bussare e quindi ci precluderemo delle opportunità. Se non siamo ottimisti, sicuri e aperti agli altri come potremo risultare piacevoli, sorridenti e seduttivi agli occhi di un potenziale datore di lavoro?Che fare allora? Quando siamo pessimisti e arrabbiati con il mondo difficilmente riusciamo a nasconderlo. Si capisce perfino da come scriviamo una mail o rispondiamo al telefono.

Nella mia esperienza di selezionatore l’ho verificato centinaia di volte. Purtroppo chi ci seleziona ci sceglie anche sulla base delle sensazioni che suscitiamo. Se esageriamo nel raccontare le nostre difficoltà, con la nostra storia triste e sfortunata guadagniamo pacche sulle spalle, ma non collaborazione e supporto. Paradossalmente anzi facciamo scappare chi dovrebbe aiutarci, perché trasmettiamo negatività.

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