September 18, 2021

Le competenze passano da scienza e tecnologia, anche “grazie” all’effetto Covid

Oggi più che mai l’innovazione tecnologica sta rivoluzionando il mercato del lavoro, determinando un incremento nella ricerca di profili di carattere informatico e scientifico, i cosiddetti Stem (Science, technology, engineering e mathematics). Alla crescita della domanda, però, non corrisponde un incremento dell’offerta di risorse con un background di competenze adeguato: circa un’azienda su quattro (il 23% per la precisione) non è infatti riuscita a trovare nel “momento del bisogno” ingegneri meccanici, dell’automazione e dell’informazione.

Lo dice una recente indagine di Deloitte, effettuata in collaborazione con SWG e pensata per analizzare le ragioni di questo gap (per altro tutt’altro che nuovo) attraverso il punto di vista di studenti, giovani occupati, docenti e imprenditori. In Italia, ed entriamo nel merito dei dati, solamente uno studente universitario su quattro è iscritto a facoltà Stem (il 27% del totale) e tale parametro non ha mostrato un incremento significativo negli ultimi anni. Di questi studenti, inoltre, solo uno su dieci è iscritto alle facoltà che rispondono appieno alle esigenze professionali emergenti.

Fa specie rilevare, e anche in questo caso si tratta di una tendenza conosciuta, come al potenziale bacino di profili interessati alle materie tecnico-scientifiche corrisponda una percentuale rilevante di questi ultimi che ha cambiato rotta nel momento decisivo dell’iscrizione al percorso di studio. Due studenti “non Stem” su cinque e un giovane occupato su tre, nello specifico, hanno infatti dichiarato di avere avuto un interesse verso le discipline tecnico e scientifiche che però non si è mai concretizzato.

Quali i fattori che influenzano queste scelte? La decisione di virare su percorsi di studio non tecnici, in ambito universitario, si deve sostanzialmente alla valutazione circa la possibilità di raggiungere la professione ambita. I giovani, in altre parole, associano al percorso Stem dei lavori evidentemente poco ambiti, come il professore, lo scienziato o l’informatico.

Di tutt’altro avviso è ovviamente Paolo Gibello, Presidente della Fondazione Deloitte, secondo cui «saranno le discipline tecniche e scientifiche a plasmare il mondo di domani. Le imprese se ne sono accorte da anni, ma non è accaduto lo stesso tra i giovani italiani, che nella maggioranza dei casi continuano a puntare su una formazione non Stem».

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